196 Marco Sperandio Articoli
5 giugno, 2020

Imprese e Università: insieme per l'innovazione

Da qualche anno in Italia si cerca di far fare un salto di qualità al rapporto che intercorre tra università e imprese, sia per sopperire agli scarsi finanziamenti statali elargiti a favore delle università, sia per una mancata corrispondenza tra i laureati e la giusta collocazione lavorativa (il così detto educational mismatch). Nasce proprio per monitorare e dare una sferzata a questo rapporto, l’Osservatorio Università-Imprese (istituito dalla Fondazione CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) «con la partecipazione di esperti universitari e di rappresentanti dell’economia e delle imprese al fine di favorire la cooperazione e il dialogo fra il mondo del lavoro, la ricerca e i giovani»[1].

Ogni anno l’Osservatorio si impegna nello stilare un report[2] che tenga traccia dei progressi fatti in questo ambito e l’ultimo di questi, presentato nel luglio scorso, vedeva all’attivo più di ottanta dottorati industriali, più di centosettanta borse per dottorati executive e una cinquantina per l’alto apprendistato. Il coordinatore dell’Osservatorio, Angelo Riccaboni, ha salutato questi risultati ribadendo che essi mostrano diversi casi di fruttuose collaborazioni tra università e imprese, per rafforzare le quali «bisogna fornire visibilità alle buone pratiche e rendere il dialogo tra questi due mondi più semplice. Il vantaggio è per tutti. Lo scambio di conoscenza e l’attuazione di progettualità congiunte spingono infatti l’attrattività degli atenei, la competitività delle imprese, l’occupabilità degli studenti e la crescita economica e sociale dei territori»[3].

Insomma, la collaborazione tra il mondo universitario e quello aziendale riveste un’importanza strategica sotto molti punti di vista, primi tra tutti lo sviluppo e l’innovazione del Paese. È proprio grazie allo scambio di competenze e conoscenze diverse tra università e impresa che si può procedere verso l’attuazione di progetti comuni da un lato attrattivi per le università, ma anche in grado di incrementare la competitività aziendale, favorendo così l’occupazione giovanile e, di conseguenza, la crescita non soltanto economica del Paese. In un interessane articolo dell’Innovation Post, infatti, parlando di questa fruttuosa collaborazione si dice giustamente che «le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche competenze in linea con l’evoluzione del business aziendale, con grande potenziale e solide basi accademiche, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi. Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti»[4].

Proprio in linea e sulla scia di questo agire sinergico, si inserisce la collaborazione che la nostra REA Dalmine S.p.A. ha approvato il 5 maggio scorso con il Politecnico di Milano. Sono felice di comunicare, infatti, che è stato attivato un finanziamento per un posto con Borsa di Studio tra i Dottorati di Ricerca in “Ingegneria Ambientale e delle Infrastrutture” presso il Politecnico. Il progetto di ricerca avrà una durata di tre anni e come oggetto il recupero di fosforo dalle ceneri derivanti dall’incenerimento di fanghi di depurazione. Un argomento come questo, oltre a fornire uno stimolante percorso di ricerca, risulta di rilevanza strategica per il nostro Gruppo che, come sapete, è impegnato da anni nello sviluppo di progetti innovativi per il recupero delle materie prime seconde ottenibili dal trattamento dei rifiuti, in ottica di ottimazione e circolarità dei processi industriali.

Le attività di ricerca e di innovazione, oltre alla formazione e al trasferimento tecnologico, sono tutte leve importantissime per lo sviluppo delle aziende già esistenti e la creazione di nuove start-up. Collaborare attivamente con gli atenei, dunque, significa poter aumentare le opportunità di occupazione e crescita professionale per gli universitari e i neolaureati, dare una spinta alle imprese facendosi promotori di innovazione tecnologica con la diffusione dei risultati di ricerca, ma significa anche generare valore nelle imprese aumentandone l’attrattiva verso ipotetici investitori stranieri. Inoltre, lasciando da parte gli aspetti più spiccatamente di business, in ottica di circolarità dei processi è importantissimo investire nella ricerca e, quindi, dare fiducia ai giovani studenti meritevoli delle università italiane affinché siano incentivati a intraprendere i dottorati di ricerca, veramente operativi e con la possibilità di dare una svolta agli studi compiuti sino a quel momento lavorando sul campo.

Da un recente studio condotto dall’Università di Padova con Legambiente sulle industrie che puntano alla circolarità, è emerso, chiaramente come la realizzazione di un modello circolare presupponga «una costante collaborazione tra diversi attori e settori. La creazione di un “ecosistema circolare” attraverso il coinvolgimento e la collaborazione di tutti gli stakeholder assume un’importanza sempre più rilevante al fine di creare un contesto favorevole per l’adozione del modello circolare»[5]. Non stupisce, allora, che tra le collaborazioni più proficue per realizzare un modello di business circolare, figurino al secondo posto (46,9%) le università o i centri di ricerca pubblica.

Come REA Dalmine operiamo ogni giorno affinché si possa efficacemente percorrere questa strada ed è per questo che non posso che dirmi felice nel comunicare la collaborazione appena intrapresa con il Politecnico di Milano, nella constante speranza che quella della circolarità divenga sempre di più non soltanto una strada percorribile tra le altre, ma LA strada su cui ciascuno si impegna a costruire il futuro di tutti.